domenica, 24 settembre 2017

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L’INTERROGATIVO. QUANTI SCHETTINO C’ERANO SULLA COSTA CONCORDIA?

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“Sono caduto nella scialuppa… è buio non vediamo niente… in questo momento la nave è inclinata… non posso salire perché c’è un’altra lancia davanti a noi”.


Davanti al Pm Schettino dichiara:
«Non avevo alcuna intenzione di scappare, stavo aiutando alcuni passeggeri ammettere in mare una delle scialuppe. Ad un certo punto il meccanismo di discesa si è bloccato, abbiamo dovuto forzarlo. All’improvviso il sistema si è riattivato e io, dopo aver sbattuto, mi sono ritrovato dentro la barca di salvataggio insieme a numerosi passeggeri».

Anche in questo caso gli italiani sono riusciti a dividersi. Da una parte quelli che condannano il comandante della nave senza andare troppo per il sottile, dall’altra quelli che tentano, se non di giustificarne l’atteggiamento irresponsabile, almeno di prenderne le parti. Durante le operazioni di esodo secondo le numerose testimonianze non è stata rispettata alcuna priorità per i disabili, i bambini, le donne e gli anziani i quali erano tra la calca a bordo della Concordia e lasciati in balia degli eventi. Coloro che, seppur in maniera improvvisata, hanno coordinato le manovre di sbarco, non hanno tenuto conto delle priorità delle fasce più deboli e nemmeno la calca di persone nel panico più atroce hanno avuto abbastanza lucidità di cedere il posto ai suddetti (tranne qualche esemplare eccezione, come il giovane batterista di Alberobello che ha ceduto il suo posto a un bambino e che purtroppo risulta ancora disperso).
Questione di panico.
Questione di... “si salvi chi può”.
Quanti Schettino c’erano sulla Costa Concordia quel venerdì 13 Gennaio del 2012?

UNA TESTIMONIANZA
A un passo dalla salvezza Silvia Dessi’, 29 anni, di Decimomannu (Cagliari), a bordo della Costa Concordia insieme al suo fidanzato Nicola Paderi, di 32 anni, ha rischiato di finire in acqua insieme ai tanti che si sono tuffati per raggiungere la riva a nuoto. Alla fine la scialuppa e’ riuscita in qualche modo a prendere il mare. Ora Silvia e Nicola sono all’hotel Hilton di Fiumicino, in attesa di un volo che li riporti in Sardegna dopo il viaggio da sogno diventato improvvisamente un incubo. ”Eravamo al ponte nove – racconta – quando abbiamo avvertito l’urto: in quella sala c’era pochissima gente. Ci siamo resi conto di quello che stava succedendo quando abbiamo preso le scale: scene apocalittiche. Anziani e bambini in pigiama, disabili in difficolta’, scarpe e ogni tipo di oggetti che rotolavano. Siamo corsi verso il ponte tre e ci siamo sistemati davanti a una scialuppa. Ci dicevano: non e’ niente, non e’ niente. Ma noi avevamo capito tutto. Per farci dare il giubbotto salvagente senza andare a recuperarlo in cabina abbiamo dovuto alzare la voce. E ce l’hanno dato”. Poi la traversata sino all’isola del Giglio: ”Ho visto – continua il racconto Silvia – un ragazzo della scialuppa accanto in preda a una crisi epilettica e tanta gente che stava malissimo”. Poi l’approdo e la salvezza: ”Tante persone – racconta- avevano i vestiti fradici, tra loro anche anziani: erano quelle che si sono tuffate in acqua per raggiungere la riva a nuoto”.

UN’ALTRA TESTIMONIANZA   
Era la loro prima crociera dopo il recente matrimonio e la nascita del primo figlio che ora ha 11 mesi. Per Silvia e Marco Orazi, entrambi 27 anni, parrucchieri di Genzano, la vacanza dei sogni si è trasformata in un vero proprio incubo. «Eravamo saliti a bordo della Costa Crociera a Civitavecchia proprio Venerdì 13 Gennaio, in mattinata», racconta Silvia, viso acqua e sapone, sorriso da vendere e un bimbo di 5 mesi in grembo -. Con noi il piccolo di 11 mesi e i nostri suoceri Angelo e Patrizia, di 52 e 57 anni. Sembrava un viaggio da sogno, in quella nave incantevole, con tanto di piscine, ristoranti, camere con ogni comfort, sale conferenze, sale da ballo, non mancava nulla per poterci divertire e riposare una quindicina di giorni. Intorno alle 21.15 scendiamo tutti insieme nella sala ristorante per il secondo turno della cena.

Era tutto tranquillo e l’atmosfera idilliaca. Dopo circa mezz’ora sentiamo un forte boato - continua Silvia - vediamo andare via la luce, nella sala le sedie e i tavoli cominciano a volare da una parte all’altra. Una voce dall’altoparlante ci dice di stare calmi, è solo un guasto tecnico che verrà riparato e risolto in pochi minuti. Ma così non è. Dopo alcuni interminabili minuti la nave comincia a capovolgersi su stessa, le migliaia di persone vengono prese dal panico, tutti cercano di salire ai piani superiori, fino all’undicesimo, anche noi seguiamo la folla, tutti insieme». «Dopo circa un ora, senza che nessuno ci indicasse cosa fare, riscendiamo al terzo piano dove ci sono le scialuppe di salvataggio, senza giubbotti di salvataggio che nel frattempo erano spariti dalla nave, in quanto la gente in preda al panico ne aveva presi più del necessario. Solo dopo circa tre ore riusciamo a salire facendoci largo tra la gente atterrita su una scialuppa di salvataggio piena all’inverosimile. Io sempre con il mio bambino stretto tra le braccia e i miei familiari vicino.
Ho avuto diverse contusioni nelle varie cadute e risalite per raggiungere i soccorritori. Ancora non riesco a crederci». Marco Orazi, parrucchiere molto noto a Genzano, grazie al suo carattere forte e gioviale è riuscito insieme al padre Angelo a tranquillizzare la moglie e la madre e anche le altre persone prese dal panico. «Dicevo a tutti di stare tranquilli, racconta, ma la paura era tanta e tutti erano presi da terrore. Chiedevo a gran voce, senza però perdere la padronanza, di far passare mia moglie incinta e mia madre per mettersi in salvo sulla scialuppa, io e mio padre eravamo disposti a rimanere a bordo se non bastavo i posti per raggiungere il porto. Ma dopo due interminabili ore di attesa al freddo siamo riusciti tutti a salire e a raggiungere il porto».
«La gente dell’isola del Giglio è stata fantastica - prosegue - una famiglia del posto ci ha ospitato fino al giorno dopo, quando mio fratello ci ha raggiunti e riportato a Genzano, dove ora stiamo tentando di riprendere una vita normale. Abbiamo perso tutto, moltissimi soldi che avevamo portato, computer portatile, documenti, effetti personali, fotocamere digitali e numerosi altri oggetti. La cosa più importante è che abbiamo riportato a casa la vita di tutta la famiglia, di nostro figlio di 11 mesi e che mia moglie non ha perso il bambino che aspettiamo.
Al momento non siamo in grado di rispondere alla domanda: “Farete un'altra crociera?”, sarà molto difficile,visto che siamo ancora atterriti di quello che è accaduto».

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