sabato, 22 luglio 2017

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I RISARCIMENTI PER LA TRAGEDIA DELLA COSTA CONCORDIA

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Risarcimenti fino a 800 milioni di euro ai passeggeri della Costa Concordia. Questa è la previsione che fa del naufragio della Costa Concordia vicino l’isola del Giglio “la prima maggiore perdita a livello assicurativo del 2012 con un impatto sui risultati del primo trimestre delle aziende coinvolte”.

Un incidente che segue le catastrofi del 2011, già costate agli assicuratori 108 miliardi di euro nell’ultimo anno. Le assicurazioni della costa Concordia dovranno coprire i danni allo scafo per 405 milioni di euro, la responsabilità civile dei danni subiti dai passeggeri e gli eventuali danni ambientali. Le coperture dei rischi della nave di Costa Crociere è divisa tra compagnie dirette, sindacati di assicurazione della Lloyd’s di Londra e grandi riassicuratori, caratteristica comune delle assicurazioni marittime. Fino a 480mila euro in caso di morte, 2.700 per ciascun bagaglio a mano perso o distrutto e 4.050 per le altre valigie imbarcate. «I riscontri emergono dalla convenzione di Atene del 13 dicembre 1974 relativa al trasporto via mare di passeggeri e dei loro bagagli (modificata successivamente dal Protocollo di Londra del 1 novembre 2002, adottata poi dall’Unione Europea il 12 dicembre 2011) - spiega Bruno Marusso di Giesse, il cui testo andrà ora a disciplinare tempi e modi delle pratiche di risarcimento di tutti i passeggeri e lavoratori a bordo della Concordia». Le cifre sono stimate in base al valore di una valuta “convenzionale”, il diritto speciale di prelievo (DSP) -adottato dal Fondo Monetario Internazionale e utilizzato anche come unità di conto per il risarcimento dei danni da trasporto aereo e marittimo-, il cui importo viene stabilito periodicamente in base a una media tra le diverse valute «forti» a livello mondiale (Dollaro, Euro, Yen). Emergono così i primi tetti massimi di risarcimento applicabili al caso della Concordia: circa 480mila euro in caso di morte, circa 2.700 euro per ciascun bagaglio a mano perso o distrutto e circa 4.050 euro per le altre valigie fatte imbarcare. Per quanto riguarda eventuali gioielli o preziosi andati persi nel corso del naufragio, la carta di Atene non ritiene invece «il vettore responsabile in caso di perdita o danni riguardanti denaro contante, titoli negoziabili, oro, argento, gioielli, preziosi, opere d'arte o altri oggetti di valore, salvo che tali oggetti siano stati depositati presso il vettore e che questi abbia convenuto di custodirli in luogo sicuro». In altre parole, o i preziosi sono stati chiusi in cassetta di sicurezza, o il loro valore non è dimostrabile e non potrà dunque essere rimborsato salvo eventuali assicurazioni o diverse coperture stipulate ad hoc. Per quanto riguarda i beni regolarmente affidati in sicurezza, inoltre, l’articolo 8 della carta di Atene limita a circa 4.050 euro il relativo rimborso, salvo anche in questo caso eventuali altre assicurazioni. E’ bene ricordare, comunque, che i limiti di risarcimento sopra evidenziati non operano in caso si dimostri che ci sia stato un comportamento “temerario” o comunque la “consapevolezza” del verificarsi di un probabile danno. In vista dell’avvio delle prime pratiche di risarcimento, ecco inoltre un pratico vademecum fornito da Giesse con i primi essenziali passi da compiere in vista dei rimborsi:

• Fare un elenco di tutti i beni che ogni passeggero ha portato a bordo (e relativo valore allegando documentazione probatoria per quanto possibile), del numero di bagagli consegnati all’arrivo (indicare se sono stati pesati);

• Raccogliere tutte le documentazioni di viaggio a disposizione (comprese e-mail con tour operator o con Costa Crociere e tutte le ricevute relative all’acquisto del viaggio);

• Tenere copia di tutta la documentazione medica relativa a spese/cure già sostenute e da affrontare;

• Raccogliere filmati (non cancellare quelli eventualmente girati con il cellulare);

• Redigere testimonianze scritte (da quando erano in viaggio; quanto sarebbe durata la loro permanenza a bordo; dove erano quando è successo il sinistro; le difficoltà che hanno incontrato, tipo difficoltà linguistiche, corridoi al buio, ecc.; verso che ora sono riusciti a scendere dalla nave e quando hanno raggiunto il porto; come sono giunti a terra; come e quando sono arrivati a casa; se nel rientro a casa sono stati aiutati dall’armatore o dal tour operator);

• Raccogliere tutti i propri dati e anche quelli relativi ai più stretti congiunti (anche quelli non presenti a bordo);

• Descrizione delle conseguenze del naufragio su attività lavorative e, per i bambini, scolastiche (se hanno subìto ritardi nel riprendere l’attività lavorativa o la scuola);

• In caso di perdita di congiunti nell’incidente, fornire indicazione su quando e da chi ne è stata appresa notizia. «Attenzione a farsi (mal)consigliare da chi ha troppa fretta». A pochi giorni dal naufragio all’isola del Giglio della nave «Concordia» di «Costa Crociere» numerosi i casi di indicazioni errate e spesso fuorvianti circa le corrette modalità di risarcimento che circolano su numerosi siti internet e in particolar modo sui social network. Decine e decine i post e le pagine su siti web con l’invito rivolto a tutti i passeggeri coinvolti nella sciagura ad affrettarsi -«entro un massimo i 10 giorni», l’indicazione data da alcuni presunti esperti, «anche fino a 30» si legge in altri simili consigli – a presentare richiesta di risarcimenti via raccomandata A/R alla società. E’ bene dunque sottolineare che non esiste invece in casi tanto gravi alcun tempo limite ristretto a pochi giorni per inviare la propria richiesta di risarcimento alla società o ad altri soggetti incaricati, poiché la gravità dell’incidente e i capi di imputazione ipotizzabili per i responsabili impongono tempi tecnici di certo ben più lunghi, non inferiori per lo meno ai 5 anni. Per tutti i passeggeri a bordo della «Concordia» siano già delineabili possibili risarcimenti di tutti i danni subiti, da quelli più gravi come gli eventuali danni fisici riportati nel corso o a seguito del naufragio – compresa la tragica perdita di un congiunto -, a quelli patrimoniali, che comprendono beni personali danneggiati o persi e il costo della vacanza; infine quelli morali, come la paura, il panico e il terrore provati da chi era a bordo della nave nelle terribili fasi successive al suo rovesciamento. Il consiglio è comunque quello di non procedere da soli, ma di rivolgersi a legali o società che già lavorano in questo campo.

 

Bruno Colombo

Responsabile Ufficio Stampa Gestione Sinistri S.r.l.

Via San Lucano n. 4 – 32100 BELLUNO

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