sabato, 18 novembre 2017

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EXPORT, CONTENERE I COSTI

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          BARI – La crisi congiunturale colpisce anche l’export. Gli imprenditori pugliesi corrono ai ripari.

 

 
L’imperativo sembra essere, delocalizzazione delle produzioni e contenimento dei costi. Si cerca di risparmiare soprattutto sui trasporti e nelle triangolazioni con i Paesi terzi in cui arrivano prodotti semilavorati, poi pronti per essere immessi sui mercati italiani ed esteri. In quest’ottica molte aziende preferiscono il trasporto marittimo a quello aereo. I costi dei containers su nave si riducono a un decimo, o addirittura a un ventesimo rispetto alle stesse tratte aeree. Ma il porto di Taranto non riesce a cogliere le nuove opportunità.L’indagine della Confetra, la Confederazione nazionale Trasporti e logistica che registra il volume di traffico merci nazionale ed internazionale, conferma questo trend. È sempre il trasporto aereo a farla da padrone, con un aumento di volume del 18 per cento dal 2009 al 2010, ma il trasporto marittimo internazionale fa un notevole balzo in avanti, attestandosi su un più 9 per cento. In discesa il trasporto su gomma e soprattutto su ferro.A fronte del dato complessivo, colpisce la profonda crisi del porto di Taranto, che non raccoglie i frutti dell’incremento del trasporto su nave, anzi dal 2009 al 2010 accusa un calo del 21 per cento.“L’aumento esponenziale del traffico aereo nelle esportazioni – dice il direttore generale di Confetra, Piero Luzzati – conferma come l’export italiano punti a target sempre più alti ed a prodotti sempre più raffinati, che ben possono sostenere gli alti costi del trasporto aereo. L’incremento del trasporto marittimo risponde ad una strategia ben precisa, si rivolge ad una fascia di produzione meno elevata e soprattutto interessa prodotti meno deteriorabili e deperibili”.Sulla crisi del porto di Taranto Luzzati fa un’analisi impietosa:. “Lo scalo è jonico, grande porto di tranhipment, cioè per le navi di grosso tonnellaggio, i cui carichi vengono poi trasferiti su navi più piccole verso le loro destinazioni finali, è vittima della concorrenza de porti nordafricani,  ma anche dei suoi bassi fondali e del mancato dragaggio. Il fatto che sia commissariato da quattro anni, non è un caso.  A che vale fare grossi investimenti, se poi il volume del nostro traffico sarà deciso altrove?”

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