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CARA DI BORGO MEZZANONE: LA CONTESA PER LA GESTIONE

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Continua il botta e risposta tra Croce Rossa Italia ed il Consorzio Connecting People per la gestione del CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo Politico) di Borgo Mezzanone in Provincia di Foggia. Ecco una breve cronistoria della vicenda, aggiornata al 23 Gennaio 2012.

 

LA VICENDA

Lo scorso 21 Dicembre 2011 il consiglio di stato ha ordinato il reintegro entro 30 giorni della Cri nella gestione del Cara foggiano, poiché la gara di affidamento dei servizi dal 2010 in poi era stata vinta dal consorzio siciliano “Connecting People” in maniera illegittima. Dopo due anni di battaglia, dunque, il centro che ospita per la maggioranza nordafricani, libici in particolare, tornerà ad essere gestito dalla più grande organizzazione umanitaria nazionale. La Gara – Si trattava di un bando pubblicato per una capienza di 778 persone. L’offerta economica della Croce Rossa fu di 7.927.176 euro, mentre quella della Connecting People di 7.099.041. L’appalto fu affidato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quindi al consorzio siciliano, che gestisce anche i Cara di Trapani e Gorizia. La Croce Rossa, però, denunciò anomalie nella procedura di aggiudicazione e presentò ricorso al Tar: “Alla Connecting People é stato concesso di rimodulare le voci di costo per correggere il numero degli operatori senza variare l’importo dell’offerta a prezzo di gara già noto”, dissero dall’organizzazione umanitaria. Ma il Tar diede ragione alla Connecting People. Dopo il ricorso al Consiglio di Stato, l’affidamento alla Croce Rossa di questi giorni. Durissima è stata subito la reazione di Connecting People . “Quando abbiamo cominciato a gestire il centro, la struttura era in pessime condizioni,” spiega Giuseppe Scozzari, presidente del consorzio. “Fortunatamente di tutto questo abbiamo la documentazione fotografica. Stupisce l’idea che gli stessi responsabili di allora, oggi scomodino concetti come quelli di azione umanitaria e tutela dei diritti dei vulnerabili. I servizi offerti in una struttura ridotta così non potevano certo essere adeguati alla tutela dei diritti dell’essere umano. Abbiamo incontrato mille difficoltà anche strutturali che abbiamo superato recentemente portando a termine numerosi lavori in corso” Connecting People in questi due anni di gestione ha portato la qualità dei servizi ad altissimo livello, come negli altri centri che gestisce sul territorio italiano (vedi su sito www.cpeople.it). Durante la nostra gestione,” dichiara ancora Micalizzi, “sono scomparsi gli episodi di intolleranza e le piccole rivolte legate alla scarsa qualità dei servizi e più in generale alla necessità di protezione di cui hanno bisogno le persone di cui ci occupiamo.” “Ma quale ripristino della trasparenza, della legalità?” chiede Nicola Lo Noce, consigliere di Connecting People, usando le parole del commissario straordinario della CRI. “Ma se la Croce Rossa non può per la sua natura giuridica neppure partecipare alle gare d’appalto?” Lo statuto della CRI, infatti, non prevede la possibilità di partecipare a gare d’appalto e stipulare il relativo contratto, come stabilito dal TAR Lazio, sezione I ter con la sentenza n.32649/2010 e confermato dal Consiglio di Stato. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il 17 gennaio 2012, la Commissione della Prefettura ha riassegnato)la gestione del CARA a Croce Rossa. L’atto è stato subito impugnato da Connecting People con ricorso per la sospensiva al Tar Puglia. Ma il 19 gennaio 2012 il TAR ha rigettato il ricorso. Quello che apparentemente sembra un affare “burocratico”, un ping pong di ricorsi e contro ricorsi tra contendenti del C.A.R.A, nasconde in realtà un problema sociale ben più importante perché in mezzo a pagarne per primi e direttamente le conseguenze vi sono ottanta lavoratori (e rispettiva famiglie) che chiedono soltanto che sia rispettato l’art 5 della convenzione stipulata tra l’UTG di Foggia e l’ente gestore; tale articolo garantisce la continuità lavorativa per i lavoratori in caso di cambi di gestione di qualsiasi natura (l’ente gestore che subentra deve cioè assumere i lavoratori che già prestavano servizio_ art 37 CCNL cooperative sociali richiamato dall art 5 della convenzione). Quello che si è potuto notare in queste ore è il silenzio da parte delle Istituzioni Locali (Prefetto in primis), della Croce Rossa, che non solo per legge dovrebbe assumere i lavoratori di C.P, ma che sembra inoltre “latitare” di fronte alle pacifiche, educate (almeno perora) proteste di questi ragazzi che a ragione vogliono far valere i propri diritti. Ci auguriamo che venga data la giusta voce a questi lavoratori, che pur nella protesta, con molta dignità stanno continuando ad operare nel C.A.R.A, e a garantire la loro professionalità nel fornire i servizi agli ospiti del centro.

L'OPINIONE

Gestione Cara Borgo Mezzanone: Croce Rossa Italiana vs Connecting People Lettera di Padre Arcangelo Maira missionario scalabriniano

La tragico-commedia della partita a ping pong tra il consorzio Connecting People e la Croce Rossa Italiana allenati dai rispettivi avvocati e arbitrata dal TAR di Bari e dal Consiglio di Stato è arrivata alle ultime battute ed ora spetta alla Prefettura di Foggia assegnare la medaglia. Apprendo la scelta della Prefettura di Foggia, di dare seguito, così come prevede la legge, alla sentenza del Consiglio di Stato che sancisce il diritto della Croce Rossa a subentrare nella gestione del CARA di Borgo Mezzanone. Non voglio entrare nel merito della sentenza perché mi mancano le competenze giuridiche e non ne posseggo i documenti necessari, ma sicuramente non mi manca una visione chiara di passaggi e percorsi, in quanto da più di quattro anni svolgo il mio servizio socio-pastorale con i migranti e i rifugiati che ho incontrato sia al CARA che nel territorio della Capitanata. Grazie ai numerosi colloqui durante le mie visite al centro o nei pellegrinaggi ai santuari garganici con i rifugiati ho potuto non solo assistere al cambiamento di gestione il 22/23 febbraio 2010, ma anche accogliere il vissuto degli ospiti stessi. Riprendo il pensiero di L. un richiedente protezione internazionale: “Se il cibo è più o meno buono, non posso esprimermi perché ognuno ha i suoi gusti, ma certamente è più vario e ora, mangiando in mensa, abbiamo la possibilità di conoscere meglio anche altri ospiti. La pulizia adesso viene fatta anche con i saponi e gli operatori sono più gentili e ci chiamano per nome e non con i numeri del tesserino.” Ho assistito più volte a situazioni dove la dirigente ad alta voce richiamava i suoi collaboratori offrendo così l'immagine, e forse non solo, di una organizzazione molto carente fatta d'improvvisazione e quindi poco professionale. Anch'io sono stato trattato allo stesso modo quando mi recavo a trovare una signora per la preparazione al battesimo del suo bambino. Tante altre testimonianze simili si potrebbero raccogliere da coloro con i quali sono ancora in contatto. Trovo strano, molto strano, che la partita a ping pong si stia giocando su aspetti/errori formali e non si sia tenuto conto della voce dei rifugiati e altri operatori neutri, testimoni diretti del cambio di gestione, dello stile e della qualità. Le persone al quale si vuole offrire un servizio, penso, siano molto più importanti di ogni altro criterio: tutto mi fa pensare che si persegue piuttosto la ricerca di un posto di lavoro per sé, per i propri amici, parenti o persone alle quali rendere un favore ricevuto... mbah... Più volte mi sono chiesto come mai di fronte alle denunce pubbliche delle diverse organizzazioni umanitarie, non ci sia stata nessuna inchiesta o verifica pubblica. Forse perché avrebbe portato alla luce alcuni aspetti che potevano creare un polverone sulla “complicità” della Prefettura con la CRI... il direttore di gara che fa il tifo attivo per una delle squadre in gara... mmm... poco sportivo (tradotto: non legale né leale, non trasparente, non etico!) e per di più sta per esser loro consegnata la medaglia! Per contro, Connecting People ha ricevuto ugualmente la visita di monitoraggio da parte delle stesse associazioni umanitarie ma non hanno riscontrato che un elevato livello di qualità. Ho avuto subito l'impressione che si é fatto di tutto per far tacere le denunce che singole persone e spesso il privato sociale hanno fatto. Sicuramente, a quasi un anno dalla scadenza del contratto, mi sembra giusto salvaguardare il livello di qualità, la dignità del nostro territorio e più di tutti il posto di lavoro ad 80 persone, con regolare contratto di dipendenza, impegnate a Borgo Mezzanone, visto che non emerge nessuna intenzione in tal senso. Ricordo che CP ha offerto ai dipendenti CRI la possibilità di essere reintegrati nella loro nuova gestione. Inoltre, come afferma il parroco di Borgo Mezzanone, un buon risultato è stato raggiunto da “Connecting People nel dialogare col territorio, interagire e fare sistema con i diversi soggetti 'fuori' dello stesso CARA”. Mi piacerebbe sperare in un ripensamento dell'attuale Prefetto (da poco a Foggia), una sospensione dell'esecuzione di una sentenza che sicuramente è doverosa nei confronti della legge, ma mette chiaramente da parte l'eticità, la legalità e il principale criterio del nostro operare: l'accoglienza di persone.

p. Arcangelo Maira, missionario scalabriniano

I SINDACATI
FP CGIL, FISASCAT CISL e FPL UIL CON GLI 80 LAVORATORI DEL CARA DI BORGOMEZZANONE
Centro di accoglienza rifugiati di Borgo Mezzanone, i sindacati chiedono alla Prefettura di salvaguardare gli 80 lavoratori. Un tavolo istituzionale in Prefettura per risolvere la vertenza del Centro Accoglienza Rifugiati di Borgo Mezzanone, salvaguardando gli 80 lavoratori. E’ quanto chiedono FP CGIL, FISASCAT CISL e FPL UIL di Foggia. A seguito della Sentenza del Consiglio di Stato, che ha stabilito rientro della Croce Rossa nelle attività di accoglienza e cura dei 550 rifugiati del C.A.R.A. di Borgo Mezzanone, le tre organizzazioni sindacali sono impegnate a “difendere il posto di lavoro di oltre 80 unità professionalizzate, in un comparto lavorativo delicatissimo, quale l'accoglienza e la cura degli ospiti di cultura, religione, etnia disparate”. “La passione profusa dai lavoratori e dalle lavoratrici non può essere cancellata dall’oggi al domani, soprattutto – affermano i segretari territoriali, Michele Corsino, Leonardo Piacquaddio e Luigi Giorgione – in un territorio provinciale, come quello foggiano, per nulla generoso dal punto di vista delle opportunità di lavoro”. FP Cgil, FISASCAT Cisl e FPL Uil hanno, da tempo, richiesto all'Ufficio Territoriale del Governo di essere convocati a un tavolo istituzionale, per conoscere le decisioni della Prefettura, che ha un ruolo conciliativo della situazione di crisi socio-occupazionale e, al tempo stesso, di Stazione Appaltante del servizio. Per tale ragione, i sindacati auspicano che essa ricercherà la soluzione più opportuna a salvaguardare i posti di lavoro degli oltre 80 lavoratori e lavoratrici coinvolti”. “Non spetta a noi – continuano i sindacalisti – definire i tempi e le procedure di un eventuale rientro della Croce Rossa al posto della cooperativa Connecting People, tenuta ancora ad assolvere i doveri datoriali nel rispetto di un contratto di appalto stipulato con la Prefettura, né tanto meno ‘tifare’ per l'una o per l’altra società, ma solo – sottolineano Corsino, Piacquaddio e Giorgione – per la conservazione di tutti i posti di lavoro. In un contesto tanto delicato sotto il profilo umano, la difficile situazione verificatasi potrebbe accendere tensioni e causare ripercussioni all'interno del Centro, ove il raggiungimento e il mantenimento di un clima pacifico, tra persone che vivono in condizioni disagevoli, non è un risultato facilmente raggiungibile. Inoltre, l'evidente disagio e la responsabilità di tutti i lavoratori, che con molta dignità continuano ad operare nel C.A.R.A, sono percepibili alla pubblica opinione, per questo il sindacato – concludono Corsino, Piacquaddio e Giorgione – non li lascerà mai soli, sino a quando la vertenza non rientrerà in un clima di serenità per tutti”.
FP CGIL - FISASCAT CISL - FPL UIL Segreterie Territoriali Foggia

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