lunedì, 18 dicembre 2017

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CINEHANDICAP, QUANDO LA DISABILITA’ FA SORRIDERE E RIFLETTERE

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Diciamoci la verità, negl’ultimi 15-20 anni la disabilità  è stato un argomento trattato con grande attenzione e altrettanta intelligenza dal mondo del cinema, aggiungendo anche quel pizzico di sana ironia che bene si sposa con contesti, dove da ironizzare, ci sarebbe  ben poco.

Il capolavoro per eccellenza è il film “Il mio piede sinistro”. Un film del 1989 diretto da Jim Sheridan, tratto dall'omonimo libro che racconta la vita incredibile di Christy Brown, scrittore e pittore irlandese, nato con un handicap fisico quasi totale: l'unica parte del corpo di cui possiede ogni funzione è il piede sinistro. Il film narra la difficile vita di Christy nella sua povera famiglia composta da dodici fratelli e sorelle, dalla madre che gli sta sempre vicino, al padre buono ma burbero che, con il suo lavoro, poi perso, non riesce a offrire una stabilità economica.

Il film è interpretato dal pluripremiato Daniel Day Lewis che per l'occasione ha voluto imparare a scrivere con l'estremità del piede. Dalla straordinaria interpretazione gli varrà proprio il suo primo Oscar come miglior attore protagonista. Nel film l’argomento è trattato in maniera cruda ma sopportabile, l’attore stesso  racconta di aver trascorso del tempo con persone con problematiche fisiche simili, a quelle da cui il personaggio da lui interpretato era affetto, per poter imparare ad imitarne le movenze,  gli atteggiamenti e le smorfie. Ne “Il mio piede sinistro” la spasticità di Daniel Day Lewis è così ben interpretata da sembrare autentica. Altro film degno di nota è la commedia tutta italiana ben interpretata da Asia Argento e Carlo Verdone dal titolo “Perdiamoci di vista” del 1994 Gepy Fuxas (Carlo Verdone) noto personaggio  televisivo conduce una trasmissione, “Terrazza italiana”dove vengono dati in pasto al pubblico gli innumerevoli casi umani, tutti trattati con superficialità. In una di queste puntate, mentre Fuxas intervista una signora sui problemi degli handicappati, una giovanissima ragazza paraplegica seduta tra il pubblico di nome Arianna (Asia Argento), inizia a provocarlo, l’effetto di questo intervento sarà catastrofico, per se stesso e per la sua carriera, ma non mancherà certo di essere utile. Ovviamente anche in questo caso non manca  mai la nota goffaggine dei personaggi “Verdoniani” che rendono il connubio amore-handicap un binomio possibile anche se pur sempre complicato. Una commedia  gradevole da rivedere. Altro film da segnalare è “Le chiavi di casa”, del 2004 di Gianni Amelio, che vede come protagonisti un sorprendente Kim Rossi Stuart nel ruolo di Gianni un giovane padre che per 15 anni si rifiuta di vedere Paolo, (Andrea Rossi) suo figlio, un ragazzo affetto da handicap fisico, che ha causato alla sua nascita la morte della sua compagna. Paolo però deve essere accompagnato per la sperimentazione di nuove terapie in Germania, in una freddissima Berlino,  in un ospedale perfettamente efficiente e dalla pulizia impeccabile, ma totalmente privo di umanità. Durante questo viaggio padre e figlio cominciano a conoscersi a confrontarsi e ad affezionarsi l’uno a l’altro. Le chiavi di casa, non è un film che stimola la lacrimuccia facile, ma è un capolavoro profondo e intelligente che mette a confronto le differenze tra padre e figlio. I film menzionati, dimostrano che il cinema può raccontare l’handicap, come oggetto di riflessione, comprensione e attenzione verso questa dimensione. Anche solo per superare i tanti tabù dei normodotati.

 

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