sabato, 18 novembre 2017

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53^ GIORNATA NAZIONALE DEL CIECO SIT-IN DI PROTESTA DAVANTI ALLA PREFETTURA DI BARI

SITIN

Il 13 dicembre ricorre la giornata nazionale del cieco giunta alla 53^ edizione nella quale l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ogni anno vuole attirare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su tematiche rilevanti per la vita dei videolesi.

Quella del 2011 riveste una particolare importanza poiché coincide con il difficile momento economico che l’Italia sta attraversando. A seguito delle decisioni assunte dal precedente Governo e da quelle che potrebbero essere prese dall’attuale, la 53^ edizione vedrà i ciechi d’Italia, preoccupati ed indignati per quello che sta accadendo, protagonisti di sit-in davanti a tutte le prefetture d’Italia con lo scopo di far sentire la propria voce e consegnare al Governo, per il tramite dei Prefetti un documento con cui si vuole denunciare due gravi fatti, che toccano la vita di tutti i ciechi e gli ipovedenti italiani e per prevenire ulteriori arretramenti nelle politiche sociali a favore dei disabili:
1) lo stralcio dell'art. 10 dell'A.C. 4566 che tra l’altro prevede l’attacco all’indennità di accompagnamento concesso al solo titolo della minorazione;
2) il ripristino del contributo compensativo della legge 24/1996 ridotto del 98%; contributo finalizzato alla erogazione di servizi che l'Unione svolge per conto dello Stato. Per questi motivi la Sezione Provinciale di Bari organizza un sit-in di protesta davanti alla Prefettura per martedì 13 dicembre alle ore 10,00 a cui parteciperanno numerosi non vedenti della provincia di Bari che, in autonomia con l’aiuto dei bastoni bianchi, accompagneranno una delegazione dell’U.I.C.I. guidata da Giuseppe Simone, presidente del Consiglio regionale della Puglia, e da Luigi Iurlo, presidente della sezione provinciale di Bari, che chiederanno d’incontrare il Prefetto al quale illustreranno le ragioni della protesta e consegneranno un documento da far pervenire al Governo, contenente le istanze dell’intera Associazione.
Le diverse manovre in atto penalizzano fortemente la disabilità con i tagli lineari al Fondo sociale, alla non autosufficienza, al budget per il Servizio Civile Volontario, al Fondo per l'occupazione dei disabili, etc.. Inoltre, il Disegno di legge 4566 "Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale", contiene principi che, se attuati, farebbero tornare il mondo della disabilità al Medioevo con il rischio dell'emarginazione e dell'esclusione sociale. In particolare, si tende sostanzialmente ad azzerare l'indennità di accompagnamento, erogata dallo Stato al titolo della minorazione, per metterla a carico delle Regioni che la erogherebbero non tanto in base ai bisogni della persona disabile quanto alle disponibilità economiche, con il risultato che avremmo indennità di accompagnamento diverse da Regione a Regione: più alte nelle Regioni ricche, più basse in quelle povere.
Tutto questo non è accettabile, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti difenderà con le unghie e con i denti l'indennità di accompagnamento al titolo della minorazione: una delle più belle pagine del Parlamento italiano che ha sancito un alto principio di civiltà giuridica che trova il suo fondamento nella Costituzione:
art. 2 (dovere della solidarietà),
art. 3 (pari opportunità sulla base dell’uguaglianza),
art. 32 (diritto delle persone alla salute),
art. 38 (diritto all’assistenza dei cittadini inabili al lavoro). Il tentativo, quindi, di assoggettare l’indennità di accompagnamento ad un tetto di reddito ignora la natura specialissima dell’indennità di accompagnamento concessa al titolo della minorazione e andrebbe a scaricare sulle famiglie il peso della disabilità ignorando i concetti di solidarietà e di coesione sociale che rappresentano i fiori all’occhiello della civiltà mediterranea che aveva saputo sconfiggere la cultura della “guerra di tutti contro tutti”.
Questo pericoloso orientamento del Governo, se confermato, non tiene conto degli altissimi costi della cecità, una minorazione gravissima riconosciuta tale anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una minorazione che condiziona la vita della persona in ogni momento della sua esistenza: l’accesso all’istruzione, alla formazione professionale, all’impiego, alla riabilitazione, all’informazione, alla cultura, alla fruizione dei beni culturali e delle attività sportive. In fine, assoggettare l’indennità di accompagnamento ad un tetto reddituale, è un provvedimento inutile, in quanto non porta ad alcun risparmio. I ricchi non allignano fra i ciechi! Se viene stabilito un tetto alto per salvaguardare i redditi da lavoro, non ci saranno risparmi; se invece il tetto dovesse essere basso al punto da travolgere anche i redditi da lavoro, si creerebbe una situazione tale che i ciechi dovrebbero scegliere tra il lavoro e l’indennità di accompagnamento con il risultato di creare, probabilmente, un esercito di assistiti anziché di soggetti attivi e produttivi. Sono in discussione conquiste fondamentali dei ciechi italiani, universalmente accettate, che rivestono notevole importanza per l’autonomia personale e sociale e soprattutto per la dignità umana dei disabili visivi.

IL PRESIDENTE PROVINCIALE
Luigi Iurlo

UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI
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