domenica, 16 dicembre 2018

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MATTI O PERFETTI? PSICOLOGIA DEGLI STUPRATORI

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Aggressioni nelle spiagge, nelle piazze, nelle campagne, tra le mura domestiche, nei luoghi di lavoro , di cui siamo stati tristi spettatori recentemente. Nessun luogo rappresenta un rifugio sicuro: non per “quelle” che sono costrette a subire simili barbarie.

 

I racconti dei resoconti giornalistici ricalcano, come un copione già noto, le tragiche vicende:  Qualche settimana più tardi...qualche mese dopo...sempre lo stesso copione. Qualche anno dopo sempre lo stesso.

Nella nostra mente si affollano i dettagli inquietanti di tali brutalità, con i titoli dei quotidiani e le percentuali sempre in salita, 2008... 2009...2010.

Tuttavia se le percentuali di stupro possono diminuire, ciclicamente, non mette la gente al riparo da angosce, paure, terrori che un giorno potrebbe per caso capitare a chiunque.

Qualche lustro fa si sentiva dire nei processi e nei luoghi comuni della gente la seguente frase: “Ma te la sei andata a cercare!”

Tentativo bieco di scaricare la colpa sulla vittima di turno.

Gli stupratori di ciò se ne avvantaggiavano.

Per meritarsi tanta bonomia possono aver dato loro, gli stupratori, l'immagine di vittime.

Vittime di quali intrighi o persecuzioni?

Finiti in tribunale in un contesto culturale in cui è la donna, per retaggio storico, al centro di giochi linguistici che girano su ciò che è moralmente ineccepibile.

Viene da chiedersi: che tipi erano, dal punto di vista psicologico, prima di finire nelle aule di tribunale, gli stupratori?

Matti o perfetti?

E perché in alcuni casi l'opinione pubblica ha riservato loro attenuanti e giustificazioni culturali quando non ideologiche?

Forse andava compreso e giustificato un sentimento disumano come il loro odio e la loro ambivalenza nei confronti delle donne?

Lo stupro è stato variamente definito in passato: oggi l'FBI americana lo definisce come la “conoscenza carnale di una femmina ottenuta con la forza e contro la sua volontà”.

La definizione, sebbene controversa, è utilizzata nei Rapporti sul crimine su modello uniforme dagli agenti dell'FBI.

Essa è controversa perchè l'espressione “conoscenza carnale” si riferisce strettamente all'introduzione del pene nella vagina, con l'eccezione dello stupro omosessuale.

Alcuni stati americani stanno cercando una nuova definizione di stupro.

Le definizioni più recenti definiscono la penetrazione non consensuale di un adulto o di un adolescente ottenuta con la forza fisica, con minacce o lesioni, o quando la vittima non è in grado di dare il proprio consenso (per malattia, ritardo mentale o stato di alterazione dovuta all'alcool o ad altre sostanze).

Le recenti definizioni non si limitano a comprendere solo il coito genitale tra maschio e femmina ma includono anche pratiche come la penetrazione anale, la fellatio (o cunnilinguae) e quella digitale o praticata con oggetti.

Rispetto alla definizione tradizionale di stupro, considera in maniera più ampia anche i metodi utilizzati per ottenere l'acquiescenza.

Non viene specificato, inoltre, il sesso del reo poichè è possibile contemplare anche la violenza sessuale di una femmina su una femmina e di una femmina su un maschio e la violenza sessuale nel rapporto fra coniugi o da parte di un conoscente.

Nonostante queste recenti revisioni, le definizioni dei concetti di forza e di consensualità pongono ancora dei problemi.

La violenza sessuale è, secondo la definizione del codice penale italiano, la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. In proposito si parla comunemente anche di stupro o (nel caso abbia luogo la congiunzione carnale) di violenza carnale.

Lo stupro è considerato un grave crimine nella gran parte degli ordinamenti e presenta specifiche difficoltà per quanto riguarda la sua repressione penale.

Per quanto riguarda gli aspetti comportamentali si distinguono: stupratori occasionali e stupratori “in serie”.

Lo stupratore seriale ha violentato almeno tre volte o più la stessa o vittime diverse.

Per quanto riguarda i profili psicologici occorre sfatare il luogo comune che si tratti solo di individui tristi e solitari.

Spesso sono uomini molto intelligenti, con delle posizioni sociali prestigiose, che sanno parlare, che hanno un lavoro, una moglie o una ragazza, ed in genere hanno anche dimestichezza nei rapporti sociali.

La maggior parte dei violentatori in serie ha una storia di abuso sessuale durante l'infanzia o l'adolescenza.

Le autorità incontrano delle serie difficoltà nella cattura degli stupratori perchè, è bene ribadirlo, la categoria dello stupratore in serie comprende uomini intelligenti e astuti che sanno coprire le loro tracce. Sono molto abili, inoltre, nel nascondere la loro doppia identità: persone rispettabili e stimate nella loro vita quotidiana, ma persecutorie, predatorie e violente nell'approccio con le donne.

Ritornando agli aspetti comportamentali occorre mettere in rilievo come il loro modus operandi possa variare a seconda dell'età e dell'esperienza.

Possono perfezionare le tecniche, attraverso informazioni ricavate dalla lettura delle cronache dei giornali sui crimini di altri stupratori, seguendo dibattiti televisivi tra esperti, e ci sono stati casi di criminali iscritti a corsi di diritto penale e psicologia.

I violentatori seriali diventano via via più abili, perchè imparano dagli errori commessi, ed i loro comportamenti forniscono alle forze dell'ordine gli indizi sulla motivazione e sulle fantasie degli stupratori seriali, indizi che orienteranno alla scoperta e alla cattura del reo.

Ancora più odiose sono le violenze perpetrate dalle persone conosciute.

Solitamente le donne sono educate fin da bambine a diffidare degli sconosciuti. Purtroppo, però, è molto più probabile che sia il compagno di classe, il collega di lavoro, l'amico del fratello a violentare la ragazza o la donna.

Non mancano casi di violenze sessuali quasi “autorizzate” dalle “agenzie matrimoniali”, che accolgono anche uomini da esperienze fallimentari in campo affettivo e spesso anche psicopatici.

Il rapporto di conoscenza o di familiarità con quella persona induce la vittima potenziale ad abbassare la guardia perchè si fida, al punto che può persino accadere che lo stupratore insinui il dubbio sull'esistenza della violenza sessuale stessa.

Lo stupro consumato dal conoscente trova, in alcuni casi, persino il favore di giurie e pubblico.

Le giurie e la gente comune tendono a credere che le violenze sessuali nascano da situazioni ambigue sul piano sessuale, solo perchè l'uomo e la donna escono insieme.

Si tratta del meccanismo di difesa noto come “identificazione con il carnefice”, difesa inconscia che mette la coscienza collettiva al riparo dal senso di colpa.

Può sembrare persino inutile dire che, accettare un invito da un conoscente o da un amico, non autorizza proprio nessuno, nè legalmente nè socialmente, a tentare o consumare rapporti violenti.

La conoscenza tra vittima e carnefice, purtroppo ancora oggi, riduce le probabilità che la vittima stessa riesca a rintuzzare l'aggressione sessuale, particolarmente dopo che abbia lasciato entrare in casa lo stupratore.

A niente vale evidenziare che carpire la buona fede per poi approfittarne rientra nella strategia psicologica dello stupratore.

E come si è già detto lo stupratore non ha quasi mai problemi di intelligenza, ma problemi di tipo sessuale si.

Se si considerano gli studi condotti dagli Istituti di Igiene Mentale non dovrebbe apparire assurdo avvalorare le dichiarazioni di donne che sono state oggetto di violenza, non per ambiguità dei loro comportamenti, ma perchè in buona fede.

Spesso questi stupratori non riescono ad avere relazioni affettive stabili, oppure pur avendole adottano la famosa “doppia morale”, quella morale per cui la moglie è sacra e non va concupita mentre tutte le altre sono da offendere ed umiliare.

Spesso non riescono ad avere approcci comunicativi di tipo sociale e quando le donne si accorgono di che pasta siano fatti, cominciano con comportamenti di evitamento a tentare di porre fine alla relazione.

Questo in alcuni casi rende la vittima designata ancora più interessante agli occhi dello stupratore, che comincerà., attraverso comportamenti di stalking, a perseguitarla nel tentativo di estenuarla e di fiaccarne la sua resistenza.

Sempre gli studi citati evidenziano che nessuna ambiguità possa essere rintracciata nei tentativi di svincolamento da queste persone violente, come anche nei tentativi di lotta e di fuga che le vittime sono costrette a mettere in atto.

Purtroppo di tali tentativi occorre darne prova attraverso referti o testimonianze. Ma non sempre è facile perchè lo stupratore non commette quasi mai l'ingenua violenza pubblica. E più probabile che tali violenze siano consumati da psicopatici afflitti da problematiche ben diverse. Il conoscente, lo si ribadisce, è una persona che conduce una vita normale e che occulta tutte le tracce delle sue malefatte.

La violenza sessuale nel rapporto fra coniugi è ancor più difficile da denunciare perchè consumata tra le mura domestiche e per il rapporto di vincolo psicologico che vi è tra i coniugi oltre alle dinamiche psicologiche che legano la vittima al suo carnefice.

Oggi quasi tutti gli stati hanno leggi contro la violenza sessuale nel rapporto fra coniugi. Ma sono richiesti oneri di prova aggiuntivi per le donne che accusano i mariti di violenza sessuale, per evitare di impigliarsi nelle paludi dei rapporti coniugali.

Tralascerò di accennare agli stupri di gruppo, di maschi, e alla violenza sessuale presunta per passare a descrivere la vita interiore dei violentatori.

Gli studi psicologici sui violentatori approfondiscono il modo in cui interagiscono le loro motivazioni sessuali e quelle aggressive.

Laddove prevalga la componente aggressiva, la vittima viene umiliata, ferita e talvolta uccisa.

Quando lo scopo sia primariamente sessuale, il grado di violenza fisica e brutalità di solito è inferiore.

In genere in quest'ultimo caso, il violento teme maggiormente di essere scoperto, mentre nel caso in cui prevalga l'aggressività vi è un atteggiamento di sfida anche nei confronti dell'autorità.

Esistono poi casi in cui la violenza, oltrechè fisica sia da considerarsi anche psicologica, quando cioè la donna sia in una condizione di non emancipazione : questo tipo di violento può addirittura cercare di creare un rapporto con la vittima, tentando di accordarsi per futuri “appuntamenti”.

Altro elemento psicologico riguarda il tipo di piacere che ne ricava il violento.

In generale, le persone traggono piacere da rapporti sessuali connotati da tenerezza e sensualità.

Il violento nutre un piacere sessuale perverso, dal dolore e dalla paura della vittima designata.

In alcuni casi l'acquiescenza sessuale della vittima può accrescere l'aggressività del violento.

Ma non è una regola: in taluni altri casi è la resistenza della vittima ad accrescerne l'eccitazione sessuale e l'aggressività.

Occorre sottolineare come non esista un profilo psicologico unico che individui le persone violente.

Le tipologie possono essere varie, spesso con caratteristiche opposte; gli esperti nel loro lavoro le modificano a mano a mano che raccolgono dati ed elementi.

Per tale motivo la psicologia di ogni stupratore è individuale ed unica.

Il lavoro di ricerca degli esperti fornisce informazioni utili ai magistrati, alle forze dell'ordine, a coloro che sono impegnati nel trattamento dei violenti e nella prevenzione della vilenza sessuale stessa.

Per delineare, infine, ancora più a fondo l'analisi psicologica degli stupratori, occorre caratterizzare il tipo di donna che si agita nelle loro menti bacate.

Donne da “sfruttare, umiliare, insultare, denigrare, infangare, calunniare, affamare, maledire, ignorare, infamare, sedurre, plagiare, cacciare, molestare, sottomettere, subordinare, violare, denunciare, perseguitare, pestare, ammazzare...”

Donne “oggetto” e “colpevoli” a cui non sono concesse, mai, attenuanti.

 

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