domenica, 24 settembre 2017

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A SCUOLA DI LEGALITA’, AFFERMARE IL FALSO

falso

In diritto la falsa testimonianza è il reato commesso dal testimone che, in occasione di una procedura giudiziaria (a seconda degli ordinamenti non solo durante un processo), dichiari consapevolmente una cosa falsa.

In alcuni ordinamenti, a perpetuazione di usi già correnti in età romana, il falso testimone poteva essere condannato alla stessa pena prevista per il reato a proposito del quale era allestito il processo. Non sono rari retaggi di questo principio, ad esempio nell'ordinamento tunisino.
In genere, presupposto per la configurabilità della fattispecie è la consapevolezza del mentire, non integrandosi perciò il reato, ad esempio, in caso di errore. La locuzione è anche usata in alcune traduzioni dei Dieci comandamenti. VIII Comandamento nella tradizione cattolica e luterana.
Nel diritto italiano il reato è previsto all'art. 372 del codice penale, per il quale "Chiunque, deponendo come testimone innanzi all'Autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni."



Fin dai tempi antichi la menzogna o il mentire, il dire bugie, ha sempre accompagnato l’uomo, in particolare si è visto che si mente su tutto e che non esiste un campo particolare. Infatti, si può mentire al lavoro, con gli amici, con i genitori, con gli amanti, può capitare che mentendo così tanto, molti introiettano questo comportamento e lo fanno diventare una loro arte. Si può mentire per omissione, e tramite le sottigliezze dei giri di parole. A volte versiamo lacrime di coccodrillo, oppure facciamo leva sul nostro apparire vittima… Mentire spudoratamente dunque risulta essere una piccola parte del vasto repertorio dell’inganno umano. “Perché siamo così pronti a mentire?”
“ Perché funziona”.

Si è constatato che, mentire aiuta, e mentire a noi stessi ci aiuta ad accettare il nostro comportamento fraudolento, mentire ci aiuta a rendere più semplici le interazioni sociali, ma soprattutto manipolare gli altri. Qualche anno fa, Feldman ha dimostrato che gli adolescenti più popolari sono anche più bravi ad imbrogliare i coetanei. Mentire continua a funzionare, e benché mentire sempre sarebbe controproducente, ingannare spesso e bene continua a essere un passepartout per il successo sociale, professionale ed economico. Il motivo principale per cui siamo così bravi a ingannare gli altri, è che siamo bravi a mentire a noi stessi. Anche se siamo spesso pronti ad accusare gli altri di mentire, ci dimentichiamo in modo sorprendente della nostra duplicità. Le nostre bugie ci scivolano dalle labbra così facilmente che spesso non le riconosciamo per quel che sono. Quello che è importante chiedersi, è se tutto ciò ha delle conseguenze negative su di noi e sul sociale.
È vero che nel dire bugie ci sono vantaggi, ma questi vantaggi migliorano veramente la nostra vita? E soprattutto se ci sono persone che dicono bugie ci dovrebbero essere persone che credono a queste bugie. Alcuni studi hanno evidenziato che una persona che mente può essere scoperta attraverso il tono di voce, le pupille più dilatate, spesso si tende ad evitare lo sguardo con gli occhi e ci si irrigidisce. Senza proseguire nei segnali per scoprire il bugiardo, la cosa che emerge è che nel momento in cui si mente, il nostro corpo non sembra d’accordo ed infatti non è in sintonia con quello che diciamo. Dire bugie, sicuramente è più facile che dire verità, ma, sicuramente la conseguenza è che ci allontaniamo sempre di più dal nostro Io. Infatti, dire bugie agli altri porta a dire bugie anche a noi stessi. Come possiamo quindi scoprire qualcosa di noi se noi per primi ci inganniamo? Forse non interessa sapere perché siamo ansiosi o depressi o abbiamo attacchi di panico o disfunzioni sessuali. Ma sicuramente prima o poi con tutto ciò noi dobbiamo farci i conti soprattutto perché il corpo non mente. Forse nella nostra storia abbiamo incontrato persone che ci hanno rifiutato e per questo ci hanno procurato un dolore… un grande dolore. Forse, e dico forse, il bisogno di continuare a credere alle bugie e quindi anche alle promesse, alle illusioni è il voler recuperare un affetto che ci è mancato, oppure semplicemente non ci accettiamo… non accettiamo i nostri limiti, i nostri difetti, le nostre incapacità, le nostre disonestà. “Dico bugie agli altri perché così soffrirò di meno”. Anche se in realtà scoperto l’inganno si continua a soffrire: quando gli altri scopriranno il bugiardo, il bugiardo rimarrà solo.
Che fare? Provare a dire la verità nei momenti più difficili della propria vita (fallimenti) e accettarne le conseguenze può aiutarci a stare meglio e a farci sentire più forti.
Ma più di tutto: la verità ti renderà libero.

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