lunedì, 18 dicembre 2017

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MINORI E VIDEOGIOCHI: IN ITALIA UN BAMBINO SU 4 COMINCIA A GIOCARE A TRE ANNI

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Il 46% dei ragazzi italiani gioca ai videogames almeno una volta al giorno, una sessione di gioco dura mediamente quasi un’ora, ma oltre il 20% dedica ai videogiochi anche fino a due ore al giorno.

Tra i genitori con figli piccoli, meno di uno su tre controlla il sistema di classificazione PEGI e solo il 14% dei genitori inoltre utilizza i sistemi di parental control e family timer. Quasi tutti i genitori però (89%) condividono il timore di un eccessivo uso dei videogiochi, ed il 74% vorrebbe avere disposizione uno strumento che permetta di stabilire un limite di tempo all’utilizzo dei videogiochi.

L’indagine ha tracciato un quadro completo delle abitudini dei giovani videogiocatori e del grado di consapevolezza dei loro genitori: è emerso così che il 46% dei ragazzi italiani gioca ai videogames almeno una volta al giorno, il 12% anche in più riprese. Una sessione di gioco dura mediamente quasi un’ora, che non è certo poco se si tiene conto delle molte ore che i ragazzi passano anche davanti alla tv o in Internet; una quota di appassionati - oltre il 20% - dedica ai videogiochi anche fino a due ore al giorno. Si registra inoltre una tendenza sempre più marcata da parte delle femmine - soprattutto quelle cresciute al nord - ad abbandonare i giochi classicamente a loro dedicati: la quota di ragazze che ama i videogiochi costituisce infatti appena il 24% dei giocatori nella fascia 13-17 anni, mentre sfiora il 30% tra i più piccoli (7-12 anni). Inoltre basti pensare che più di 1 su 4 inizia a giocare già a partire dai 3 anni e che oltre il 30% dei ragazzi tra i 7 e i 12 anni ha imparato in età pre-scolare, contro appena il 10% di quanti hanno oggi dai 13 ai 17 anni.

Su base regionale, i dati mettono invece in evidenza una spiccata passione per il videogioco al sud e nelle isole: si gioca quasi 7 ore a settimana contro le 5 della media nazionale. In particolare sono i bambini del meridione quelli che non solo giocano di più, ma che hanno anche iniziato molto prima rispetto agli altri: quasi il 40% dei bambini delle isole ha infatti avuto il primo approccio con i videogiochi già a partire dal terzo anno di età.

Il principale timore dei genitori è legato al tempo trascorso davanti ai videogiochi (l’89% degli intervistati condivide questa preoccupazione) e quasi il 60% dei genitori – percentuale che cresce notevolmente all’avanzare dell’età e che risulta più elevata tra chi ha figli maschi e tra chi risiede al sud – si dimostra preoccupato del numero di ore passato dai propri figli in compagnia dei giochi elettronici.

In questo senso, esistono dei meccanismi di parental control sia per l’uso online sia per quello offline in grado di limitare il tempo di attività dei bambini permettendo quindi ai genitori di stabilire delle regole, conoscere i contenuti ai quali i propri figli sono esposti e decidere con chi i bambini possono giocare online. Ma solo il 14% dei genitori li utilizza e il 40% ammette di avere difficoltà nel riuscire a far smettere di giocare i propri bambini.

Il 25% dei genitori conosce e utilizza il PEGI, il sistema di classificazione dei videogiochi adottato in Italia che indica per ogni singolo prodotto l’età consigliata sulla base del contenuto, mentre il 60% non lo conosce o ne ha solo sentito parlare. Tra i genitori con figli piccoli, meno di uno su tre controlla il PEGI.

“Oggi i videogiochi fanno parte della vita dei nostri figli, e bisogna imparare ad utilizzarli in maniera consapevole e responsabile”, ha affermato Maria Rita Munizzi, Presidente Nazionale del Moige-Movimento Italiano Genitori. ”Bisogna conoscere quali giochi sono adatti all’età dei nostri figli, e comunque controllarli sempre. Per questo c’è bisogno di una attenzione continua, anche sul tempo che i nostri figli trascorrono davanti alla console, che non deve ‘cannibalizzare’ il resto delle loro attività, dallo studio alle altre tipologie di giochi, soprattutto quelli che permettono loro di fare attività fisica e di socializzare con i loro coetanei”.

“Come responsabile della divisione Entertainment, ma anche come padre di due bimbe, ritengo fondamentale che i genitori abbiano a disposizione tutte le informazioni relative al supporto che la nostra tecnologia offre affinché i propri figli si divertano in modo protetto e controllato”, ha affermato Maurizio Zazzaro, Country Manager Entertainment & Devices Division di Microsoft Italia. “Microsoft supporta lo standard PEGI e recentemente Xbox 360 ha lanciato il Timer Familiare, una tecnologia disponibile sia per console sia per Windows Vista, che si aggiunge ad una serie di altre funzionalità già disponibili per il parental control, che offre ai genitori la possibilità di decidere per quanto tempo i propri bambini possono giocare con i videogiochi”.

“Il tema dei videogiochi”, ha affermato Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, “presenta diversi aspetti problematici, sia per i bambini che per noi adulti: se è giusto che i genitori debbano avere la responsabilità e l’opportunità di intervenire negli aspetti educativi che riguardano i loro figli, è però vero che non devono in alcun modo svolgere attività in stile ‘Sherlock Holmes’per indagare quali siano i videogiochi idonei per i loro figli. Il fatto che i produttori di videogiochi riescano a vendere di più puntando sulla comprensibile curiosità e sulla volontà di trasgredire dei più piccoli non può esimerli da informare correttamente il genitore che compra il gioco. E’ pertanto opportuno che vengano indicati sulle scatole, e in maniera realistica, sia il limite d’età, sia la tipologia del contenuto del videogioco”.

(L'indagine SWG è stata condotta telefonicamente e online all'interno di un campione di 1000 genitori con figli di età inferiore ai 18 anni.)

 

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