sabato, 18 novembre 2017

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UNA SETTIMANA SENZA FACEBOOK

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Su Facebook si socializza, si sa! Ma ci sono anche le aziende, si fa marketing, si crea il business…

Ma sta crescendo esponenzialmente il ruolo di Facebook come piattaforma che consente a giornalisti e blogger di diffondere le loro news ed i loro articoli nel sociale e non solo. Ma Come riporta Mashable, il Central Rockville sito di notizie, che ha spostato tutte le sue news e le sue operazioni sulla sua pagina Facebook. Finora era Twitter la piattaforma di microblogging per eccellenza. Tale leadership era dovuta alla possibilità di copertura in tempo reale dell’ambito sociale e la facilità di risalire alle fonti delle news. Ultimamente, però sta crescendo l’importanza di Facebook, nella diffusione di notizie, poichè offre ai giornalisti la possibilità di scrivere contenuti oltre i 140 caratteri limitanti di Twitter e di rivolgersi ad un pubblico maggiore, oltre alla possibilità di inviare messaggi privati a possibili fonti di nuovi articoli e scoop senza essere loro amici, permettendogli così di effettuare interviste esclusive. Facebook rappresenta un vantaggio rispetto ad altre piattaforme sociali, poichè grazie ai suoi 500 milioni di iscritti offre quindi la possibilità di diffondere contenuti viralmente, la possibilità di reperire grosse fonti su ogni tipologia di argomento, di potere interagire con semplicità con le fonti direttamente dal social network. L’autorevolezza giornalistica di Facebook si è amplificata con una serie di eventi tra cui l’organizzazione della famosa “Rivoluzione del 25 gennaio” in Egitto: è stato molto utilizzato dai giornalisti per cercare fonti e le notizie più recenti sulle vicende dei disordini in Nord Africa ed in Medio Oriente. Secondo Riyaad Minty, uno dei blogger più attivi legati ad Al-Jazeera, gli eventi hanno sicuramente dimostrato il ruolo importante svolto da Facebook in campo giornalistico, permettendo ai reporter di monitorare continuamente i disordini e la situazione, pur non essendo fisicamente presenti.

Com’è vivere qualche giorno senza Facebook, dopo un anno di frequentazione?
L’esperienza di un giornalista “Anonimo”

La prima impressione è stata molto simile a quando vai in vacanza, sei nel bel mezzo di uno sciopero dei giornalisti e non arrivavano i quotidiani: hai la sensazione di non capire bene quello che succede nel mondo. O di poterlo intuire soltanto e di dovere immaginare il resto. In vacanza c’è la radio: da quello che riesci a sentire confusamente: bisogna ricostruire tutto l’universo da cui sei rimasto escluso. Da quello che ascolti in radio nell’informazione, ti viene spontaneo cercare di recuperare tutto quello che ti sei perso da qualche parte e non sai dove. Cosa che avviene invece spontaneamente via Facebook: cerchi e trovi Link, discussioni, polemiche, video, opinioni, invettive, scherzi e pure semplici notizie. Sia chiaro che non ho avuto crisi di astinenza, ci mancherebbe. Voglio dire: né il mio umore né il mio benessere hanno subito variazioni. Soprattutto, non ho avuto la percezione di una diminuzione di socialità. Anzi, mi sono accorto che per me Fb ha poco a che fare con la socialità – non parliamo dell’amicizia. Certo, qui conta l’età!!! – immagino che un ragazzo senza Fb si senta come mi sarei sentito io senza telefono vent’anni fa – ma per me il ’social’ del network in questione sta soltanto nel suo essere giacimento sociale in continua formazione di spunti, di idee, di novità, di stimoli alla curiosità. Insomma, sta nell’essere una gigantesca testata in crowdsourcing*, una testata molto ’sveglia’ e vivace, fatta di contenuti originali e di segnalazioni a contenuti altrui. Che non riesco più a trovare – nella stessa dimensione, con la stessa soddisfazione – in altro modo. Quindi? Quindi niente. Restare senza Fb mi ha fatto vedere le cose come una partita dell’Inter vista in India: su un vecchio televisorino analogico e con il commento in urdu. Non è che si capisca chi stava vincendo. Ma diciamo che le trame del gioco si fa più fatica a seguirle. Questa è la mia personale esperienza e sicuramente non ha nulla a che vedere con quelle potenziali di tutti gli altri. Anzi: probabilmente è proprio questa la forza di Fb: sapersi offrire a poco a poco alle esigenze di ciascuno dei suoi iscritti, rispondendo ai suoi bisogni. Chi come me va in cerca di spunti e di opinioni, chi di amici, chi di giochi, chi di sesso, chi di musica, chi di video etc etc. Immagino che ciascuno, rimanendo senza, abbia sensazioni diverse. Magari però con un comune denominatore, che ci può piacere o meno: questa cosa, finché non ne arriverà un’altra, fa parte delle nostre vite. Senza esaltazioni e senza demonizzazioni. Come il telefonino, la vasca da bagno e il latte caldo con biscotti e il caffè appena ti svegli. Inoltre Facebook è la piattaforma con cui mi tengo aggiornato (gratuitamente previa spesa di connessione) su molti amici e famigliari che vivono fuori dal paese di residenza attuale e la stessa cosa è valida per loro, viceversa. Alcuni di loro mi hanno scritto una email per capire come mai fossi assente da Facebook. Ragionandoci su sono convinto che Facebook sia una tecnologia che possiamo usare con profitto e soddisfazione, purché l’uso sia equilibrato e consapevole. Certamente non un surrogato di relazioni, ma un integratore. Una parte del nostro quotidiano… come la colazione. Se Facebook ha questo spazio nella nostra vita (online) – ognuno stabilisca in coscienza che Facebook ha un valore e una utilità… e aiuta a vivere meglio! A proposito, per chi c’è: ci si rivede su Facebook


* Il termine crowdsourcing (da crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività[1]) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone organizzate in una comunità virtuale. Questo processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet.

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